Archivio mensile:dicembre 2011

25 Dicembre

Ognuna delle festività più antiche, come è certamente il Natale, era ed è un’interpretazione collettiva del particolare momento che ci si trova periodicamente ad attraversare. Prima che le menti e gli occhi venissero spostati dall’effettivamente esistente alle idee umane costruite nelle chiese, il cielo ed i suoi cicli erano il Libro sul quale meditare, lo specchio di aspettative e soprattutto la promessa, entro i suoi cicli immutabili, di un futuro anche nei giorni più bui.
Il Natale nei millenni ha dimostrato una grandissima forza come messaggio, avviene poco dopo il Solstizio d’inverno, il giorno più corto dell’anno; dal Natale in poi, l’unico dio vivente che è il Sole ricomincia a prendere possesso delle giornate, rinasce, ha di nuovo i suoi natali. Il freddo che pur caratterizza questa stagione non sembra più minaccioso, esiste appunto un “bambino” con i suoi raggi che promette di crescere.


Le comunità latine prima, e quelle di tutto l’impero poi, assegnarono a Bacco ed a Saturno (un grande vecchio barbuto e moralista…) questi giorni, prima ancora che a Sol Invictus, un Dio venerato dall’intero mediterraneo e quindi più adatto alla vocazione internazionalistica di questa ricorrenza. Doni, piccoli giochi d’azzardo come la tombola, cene sontuose, vino, sono le caratteristiche di questo momento e data la sua somma importanza l’ultimo dio globale della romanità, il Cristo, prese possesso di questa data, il Sole è l’immagine vivente della consapevolezza di cui il Gesù doveva invece esserne l’idea platonica.
Ogni era ha avuto il suo natale in quanto ogni umanità ha avuto una particolare idea di sè, come vuoi rinascere? Quali sono i tuoi obiettivi? Cosa ritieni importante ottenere grazie ai regali degli Dei? Chi sei tu, in quest’epoca?
E vederne i festeggiamenti, non può che essere un’occasione per rispondersi, e trarne le dovute conseguenze.

Annunci

C’è qualcuno che teme la trasformazione? E cosa può avvenire senza trasformazione? E cosa vi è di più caro o familiare alla natura dell’universo? Tu stesso puoi forse prendere un bagno caldo se la legna non si trasforma in calore? Puoi nutrirti, se il cibo non si trasforma? E che altro, tra le cose utili, può realizzarsi senza trasformazione? Non vedi, quindi, che anche la tua trasformazione è uguale a queste e ugualmente necessaria alla natura dell’universo?

Marco Aurelio, “A se stesso” VII 18

Anko (marmellata di fagioli azuki)

I legumi, assieme ad i cereali, rappresentano la base dell’alimentazione umana, nei paesi più caldi come in quelli più freddi, gli uomini ogni giorno mangiano questi semi complessi e multiformi che insieme possono sostituire completamente l’utilizzo di prodotti di derivazione animale.

Voglio proporti una ricetta semplice, di tradizione giapponese, una marmellata di fagioli azuki (Anko, in giapponese), è un dessert delicato, dalla consistenza simile alla nostrana crema di marroni, non eccessivamente dolce.

Ingredienti:

1 bicchiere di fagioli azuki in fiocchi

1 bicchiere di zucchero bianco

1 cucchiaino di cannella

Preparazione:

Prepara i fiocchi di azuki cuocendo un bicchiere di fiocchi in due bicchieri d’acqua con un pizzico di sale, una volta portati a bollore vanno cucinati a fuoco basso per circa dieci minuti, fintanto che iniziano ad attaccarsi al fondo (sono da mescolare spesso).

La purea così ottenuta va fatta raffreddare per una decina di minuti, successivamente va rimessa in un pentolino, coperta d’acqua all’incirca il doppio del proprio volume ed il tutto va portato a bollore. A questo punto si aggiunge circa un terzo dello zucchero e la cannella, e si attende con calma la cottura della marmellata, a fuoco basso. Il tempo che occorre è di circa un’ora.
Durante la cottura bisogna mescolare spesso e lo zucchero va aggiunto mano mano che l’acqua si esaurisce.

La marmellata sarà pronta quando avrà raggiunto una buona consistenza, non preoccuparti se non è troppo soda, raffreddandosi diventerà cremosa al punto giusto.

La quantità che ne viene fuori così è di poco più di 1kg, e va riposta in un barattolo, precedentemente sterilizzato, mentre la marmellata è ancora bollente, una volta riempito e ben chiuso il barattolo va capovolto per un cinque minuti e lasciato raffreddare, così otterrai un sottovuoto….e buon dessert!

Una “persona” sensata

Riuscire ad essere se stessi, è uno dei doveri che risultano più difficili, non è un’arte, non è una scelta, sostanzialmente ogni incarnazione si caratterizza per una serie di impostazioni vitali, dal colore dei capelli al reddito dei genitori, tutti quegli aspetti concorrono a determinare una persona (in latino), una maschera che l’anima sperimenta per tutta la durata di quell’esistenza. L’esperimento che è la vita, resta di volta in volta incompiuto fintantoché quella persona non vede soddisfatto il suo diritto ad esistere completamente per ciò che è, l’anima non si pone questo problema, esiste e non può non farlo, la vita invece, calata nel dualismo cosmico, può anche morire, ma il più delle volte desidera vivere e non solo, desidera vivere quella determinata strada che si trova davanti e solo l’anima che vi si è calata all’interno può permetterglielo. Senza anima, una forma vitale non può mantenersi unita, non ha identità, forse, l’anima è proprio la consapevolezza di esistere, è così che del magnesio, del carbonio, del ferro, dell’acqua, diventano vivi.

Ed allora ogni momento, non posso che chiedermi chi sono, cercando di superare la banalità di una domanda simile, perché a quel punto ogni elemento va ricercato ed analizzato, certo io sono quello che sto pensando di volta in volta, sono anche la mutevolezza dei miei pensieri, sono ciò che mangio e ciò che vorrò mangiare, sono le parole che scrivo e l’incapacità di esprimervi me stesso, sono anche le persone a cui ho donato la capacità di rendermi più felice amandole, sono tutto ciò che odio, i miei lineamenti sono fatti da tutti i limiti che incontro alla mia espressione, o meglio è Dario ad essere tutto questo, in fondo anche ora è questa persona che scrive e cerca di meglio caratterizzarsi attraverso ciò, e non posso fare altro che permetterglielo se voglio che tutto questo abbia un senso. E posso assicurarti che ce l’ha.