Archivio mensile:febbraio 2012

Involtini di verza alle lenticchie

Pur nella sua disarmante semplicità, questa piccola ricetta riscuote un discreto successo. E’nata così, per caso, da un po’ di lenticchie in frigo che andavano consumate ed un po’ di verza, il sapore non è affatto insipido come potrebbe sembrare dalla preparazione velocissima!

Ingredienti:
lenticchie già cotte
foglie di verza
farina integrale
latte di soia
sale
olio d’oliva

Preparazione:
Sbollenta le foglie di verza in acqua bollente per qualche minuto, le foglie devono ammorbidirsi ed avere un bel colorito verde prato. Una volta sbollentate, lasciarle scolare e raffreddare nello scolapasta.
Intanto si prepara il ripieno, in una terrina mettere le lenticchie (se in scatola andranno prima sciacquate) e mescolarle mano mano con la farina e poco sale, sono già ricche d’acqua quindi tendenzialmente si sfalderanno e si uniranno a formare una pastella. Per rendere il ripieno più morbido lo si allunga con del latte di soia, tanto quanto basta ad ottenere un impasto morbido ma non liquido.
A questo punto prendi una foglia di verza, la liberi dalla nervatura dura centrale e ci spalmi sopra l’impasto, arrotoli il tutto e blocchi l’involtino con uno stuzzicadenti. In una teglia oliata fai cuocere gli involtini, cosparsi anch’essi con poco olio d’oliva, in forno a 200° per un quindici minuti.

Molteplicità divina

Rispetto a quello che mi è dato di vedere e di conoscere, ma anche per rispetto di tutti gli altri esseri umani, trovo complicato dire “dio”, un singolare oltretutto imbarazzante perchè maschile. Nella nostra lingua il maschile fa le veci anche del femminile quando si vuole restar sul vago o comprendere tutto, ma la lingua in quanto strumento vivente ci dice che non è solo una mera convenzione linguistica. Dire Dio significa imporre da subito una propria idea e l’imposizione è sempre una forma di violenza, come è possibile postulare un’unità? E’ più corretto un “Uno”, mancante di uno specchio e di un ulteriore confronto non ha modo di definirsi e quindi nemmeno noi umani, ma ci costringiamo a chiamarlo maschio, anche in questo caso. E poi, ho ben visto nella storia come l’idea dell’uno fosse spesso collegata alla propria idea di potere e di sè, che poteva avere un popolo piuttosto che un regnante piuttosto che un pontefice massimo. Per quanto tendenzialmente ognuno di noi viva su di un fazzoletto di terra e di persone la maggior parte della propria esistenza, non posso ignorare i miliardi di altri esseri umani che dimostrano con la loro esistenza la falsità presuntuosa di ogni assoluto. Certo, è intervenuto il diritto internazionale, il denaro nella sua smania espansiva ha giocoforza creato dei legami sempre più forti tra molte comunità umane, ma io continuo a preferire il termine “Dèi”, perchè pensando di volta in volta alla causa prima o alla Provvidenza o all’ateismo preferisco riconoscere tanto gli uomini quanto le donne, tanto le genti dell’Asia quanto quelle dell’Africa, tanto chi odio tanto chi amo. I nomi divini sono i nomi che diamo alla realtà e l’immagine che di essa vogliamo trasmettere.