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Un nuovo ordine mondiale

Un episodio storico che mi colpì molto quando lo lessi per la prima volta fu quello riguardante il re Attalo III del regno di Pergamo: nel 133 A.C., donò il suo regno e le sue ricchezze al popolo di Roma non ancora impero, niente lotte dinastiche, niente guerre, all’apice della sua storia Roma stava creando un nuovo “ordine mondiale”, i morti, gli stupri, le città bruciate, non hanno lasciato traccia, solo la civiltà romana è rimasta ancora oggi diffusa in un’ampia parte del nostro mondo. Cosa fece Attalo III? Quale fu il dono per il suo popolo? Non lo espose ad un’invasione prima o poi probabile, il suo era un regno ricchissimo sotto ogni punto  di vista, tanto materiale quanto culturale, preservarne la ricchezza significò integrarlo in quel nuovo mondo che avanzava, lo stesso senato romano non era del tutto consapevole della portata degli eventi, in origine questa “donazione” non fu gradita, l’Oriente entrava come un cavallo di Troia dentro lo stato dei Romani, il primo passo nella creazione di uno stato mondialistico. La stessa Roma fu prima di tutto un effetto, la causa fu la riflessione politica del mondo greco, le innovazioni tecniche dell’area ellenistica, la relativa facilità e la sicurezza dei trasporti. Roma ebbe dalla sua un forte senso di appartenenza nazionale, la cui conseguenza fu certamente l’esistenza di un esercito non mercenario, una vecchia lezione imparata dagli ateniesi e dagli spartani, ma su scala infinitamente maggiore, come Atene fu l’impero di un intero popolo. E così Pergamo prosperò, divenne una delle maggiori città del Mediterraneo.

Anche la nostra epoca, è soggetta ad un tentativo di “nuovo ordine mondiale”, la facciata più visibile ed odiosa è l’esercito della finanza e quello vero delle guerre neocoloniali per l’accaparramento delle risorse energetiche, gli aspetti più controversi e sotterranei sono una progressiva colonizzazione psicologica e culturale attraverso la cultura “pop” nella letteratura, televisione, cinema, musica. Tutto questo però, se pure ha una regia occulta, non è nato per opera di questi registi, è una inevitabile conseguenza invece della possibilità ancora una volta nella storia, e mai come questa volta, di tenere il globo nella rete della civiltà umana, ad un certo punto cosa importa delle identità nazionali? E delle tradizioni? Essi sono i risultati dell’isolamento, l’individualità ossessiva è un frutto dell’isolamento, tanto quanto l’omologazione è inevitabile quando intere comunità vengono a contatto, tutti vogliono comunicare, è del tutto naturale la ricerca di una grammatica comune e di una sintesi culturale, ed anzi lo trovo anche auspicabile. Più che tra le civiltà morte, vorrei fare la mia parte, che non può non essere contribuire dall’interno alla storia del mio tempo.