La Terra, e il Sangue

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha recentemente sollevato una questione, politica, che forse è qualcosa di più.
La discussione riguarda un diritto logico, un diritto elementare che nella biosfera ha qualsiasi forma di vita eccetto l’uomo: la cittadinanza, dove si nasce. Un pomodoro, pur essendo originario di un altro continente, ha il diritto di crescere in Italia o dovunque le condizioni ambientali glielo permettano, e può anche diventare uno dei simboli di un popolo che non è nato insieme a lui; un uomo, a parità di condizioni, no.
Esistono le verdure di stagione, esistono gli acquisti “a km 0”, ma gli uomini non possono essere a km 0, perchè il popolo che attualmente occupa il suolo italiano applica lo “ius sanguinis”, e non solo per questioni inerenti la cittadinanza. Il diritto del sangue è quello che pone alla base della società la famiglia, solitamente prima anche dello stesso diritto, il diritto del sangue è una forma tribale di gestione dello spazio comune, è quella difficoltà nella mobilità sociale e geografica ad esempio, il diritto del sangue non considera lo spazio come un diritto universale, come un dono divino da tutelare e convidivedere col prossimo, il sangue viene prima, e tra l’altro, quale sangue esattamente? Un patrimonio genetico cristallizzato negli ultimi duecento anni?. I risultati sono evidenti, una classe dirigente perfettamente clientelare, l’insufficienza del welfare perchè a tutto devono pensare i genitori.
Lo ius soli invece, è il diritto della terra, o anche il diritto “alla” terra, niente può vivere senza, di solito la terra, la “nostra” terra usando un’espressione terribilmente retorica, è quella dove si poggia il piede per la prima volta, è naturale che sia così, ogni nascita è espressione di un momento, è una risposta e di solito è anche una richiesta che viene fatta a quell’istante spazio temporale. La Terra, che è una Dea, non discrimina e come potrebbe farlo, invece il sangue è maggiormente legato ad un immaginario patriarcale, agli Dei guerrieri degli invasori, alla dialettica della difesa\attacco, l’incompatibilità con una civiltà non-violenta è evidente da sè. E la non-violenza, è davvero l’unica risposta possibile alla storia presente.
Tra il diritto del sangue, e quello del suolo, il contrasto è netto, ampio, non lo vedo casuale il suo emergere in un momento in cui l’Italia deve decidere cosa essere, se una federazione di tribù o una comunità.

Yogurt di soia

Lo yogurt è una prelibatezza che mi concedo ogni giorno, il latte fermentato difatti ha una serie di caratteristiche che oltre a renderlo buono, lo rendono particolarmente sano; nel ciclo vitale che si svolge all’interno del latte durante la fermentazione, le colonie di fermenti pre-digeriscono le proteine, rendendole basiche e non acide come la maggior parte delle proteine, vegetali comprese, già questo lo rende un alimento prezioso, per quanto riguarda invece i fermenti sembra che nessuno riesca ad arrivare vivo nell’intestino, di conseguenza l’effetto benefico su di esso dovrebbe essere dovuto esclusivamente all’acido lattico prodotto dai fermenti, secondo alcune fonti inoltre lo yogurt, essendo prodotto da batteri, è anche una fonte di vitamina b12.

Francamente non ho modo di verificare queste informazioni anche perché me lo produco da me con una colonia di fermenti e non ho tabelle nutrizionali, posso dire però che ha un immediato effetto rilassante, l’intestino è un secondo cervello e dopo un bicchiere di yogurt tende ad essere ottimista, inoltre il suo sapore acidulo, frizzante e cremoso è davvero unico, dimentica il sapore dello yogurt moribondo che si trova sugli scaffali di un supermercato, non dura oltre una settimana in realtà! Grazie ad esso il mio apparato digerente ha passato completamente indenne una pesante cura antibiotica, senza nemmeno una fiala di fermenti.

Certo, un consumo quotidiano di latte non è un’abitudine sana, per diverse ragioni, ma lo yogurt, con i fermenti che puoi vedere in foto, può essere anche prodotto con il latte di soia, è buono, cremoso e digeribile per chiunque.

Ingredienti:

1l di latte di soia non addizionato, soprattutto SENZA SALE (il sale uccide i batteri…)

un cucchiaio di malto d’orzo

fermenti lattici vivi

Procedimento:

Semplice, decisamente. I fermenti, che ci si può procurare tramite passaparola perché con la fermentazione si riproducono, vanno prima di tutto ben sciacquati in un colino, poi messi in un barattolo abbastanza capiente, dove si andrà ad aggiungere 1l di latte di soia, un cucchiaio di malto d’orzo e si mescola bene. Il malto non è un aroma, il suo gusto scompare del tutto al termine della fermentazione, esso serve come cibo per i fermenti, va bene qualsiasi zucchero come anche il miele anche se ho notato che il malto è particolarmente adatto, la fermentazione non è eccessiva né debole (il latte animale è già zuccherato tramite il lattosio). Il barattolo, chiuso, va messo in un luogo buio in casa, in un posto dove non ci siano eccessivi sbalzi di temperatura, dopo 24 ore lo yogurt è pronto. Per dividere i fermenti dallo yogurt basta scolarlo tramite un colino in un altro barattolo, i fermenti vanno poi sciacquati sotto l’acqua corrente accuratamente e riposti in frigo in un barattolo con dell’acqua.

 Nella soia la riproduzione dei fermenti è lenta rispetto al latte vaccino, se si vuole aumentare la quantità di fermenti consiglio una fermentazione quotidiana, io per esempio li faccio fermentare solo una volta alla settimana e la mia “popolazione” resta stabile. Possono essere conservati a lungo in frigo, passando il tempo però diminuiscono di numero.

Un’idea di dovere

Bhagavad Gita – Canto Terzo

4. Nessuno raggiunge lo stato dell’inazione evitando di compiere azioni. Nessuno raggiunge la perfezione rinunciando semplicemente all’azione.

5. In verità nessuno può rimanere neppure un momento senza agire; perché invero tutti sono ineluttabilmente costretti all’azione dalle qualità (guna) nate dalla Natura (Prakriti).

8. Compi le azioni che costituiscono il tuo sacro dovere, perché l’azione è migliore dell’inattività. Anche il semplice mantenimento del corpo sarebbe impossibile senza attività.

17.Ma per colui che ama veramente l’anima, che è soddisfatto pienamente dall’anima e trova appagamento solo nell’anima, non esiste dovere.

27.Gli attributi (guna) della Natura primordiale (Prakriti) compiono tutte le azioni. L’uomo il cui Sé è ingannato dall’egoismo pensa: ‘Sono io l’autore delle mie azioni’.

35.È meglio fare il proprio dovere (dharma), anche se in maniera imperfetta, che compiere bene il dovere di un altro. È meglio morire adempiendo i propri doveri; perché i doveri altrui sono pieni di paura e pericolo.

Queste sono alcune parole che Krsna, avatar di Visnu o forse massima immagine del Dio Supremo, rivolge ad Arjuna, parole che mi sono sempre state di conforto.

Arjuna è un guerriero, coinvolto in una guerra civile, gli uomini che ucciderà in battaglia sono suoi amici, suoi fratelli, persone che ama, eppure sono diventati i cattivi, Krsna combatte dalla sua parte. Solo Dio può rispondere ad un dilemma simile, il soldato ha un dovere e solo uno, uccidere il “nemico”, l’uomo invece, nella sua interezza, non può riconoscere un nemico in un altro uomo, che senso ha? A meno che l’uomo non sia preda completa della propria incarnazione, e si sia dimenticato cosa significa essere per metà divino.

Io sono Arjuna, tutti sono Arjuna ed ogni istante viviamo questo contrasto insostenibile tra la realtà e l’idea che abbiamo di essa, sin dal consumo di un’insalata tutta l’esperienza della vita sulla Terra è fondata su un’azione violenta, si assorbe, si elabora e si rigetta costantemente la vita entro cui l’attuale incarnazione si trova a muoversi, purtroppo è difficile affermare che la scelta della maschera da avere sia di chi la porta, Arjuna è nato come un guerriero, ma la sua frazione immortale ed incorruttibile è capace di amare, vede altro dal proprio dovere, e qui arriva Krsna, con la sue parole dure, ma confortanti, solo una strada esiste per risolvere ogni dilemma: fare il proprio dovere, non c’è niente di più naturale, spesso coincide con il proprio lavoro, al di là di esso l’anima di Arjuna continuerà a sentire compassione e rispetto per il dolore inflitto dalle proprie azioni, ma che scelta può mai avere? Krsna, Seneca, Marco Aurelio, gli stoici, tutti la pensano a questo modo, ed è confortante avere una visione chiara dei limiti delle proprie responsabilità, la supposta totipotenza dell’uomo occidentale contemporaneo è una nevrosi, pericolosa.

L’alternativa per Arjuna sarebbe stata questa:

E qual è il destino di Aida, innamorata del generale che sconfisse il padre che le avrebbe ridato la sua corona? Rinunciando a tutto, lei e Radames seppelliti vivi, sotto l’altare dei loro Dei, è stata felicità? Può esserci felicità fuori dagli Dei?

Il Baffetto

Il Latte animale, il baffetto che lascia sulla bocca dei bambini delle pubblicità, la dolcezza struggente di una mucca al pascolo, la tenerezza di un uomo “duro” che si beve un bel bicchiere di latte, il latte con il miele che pare sia una panacea contro ogni raffreddore, il latte vitaminizzato, il latte arricchito di fibre, di acidi, ma anche, il latte+ di Arancia Meccanica, l’intolleranza al lattosio, la sofferenza fisica e psicologica (sì, psicologica!) della mucca, e gli ormoni e i pesticidi ed il pus (sì, il pus!) e…il latte.

Sono nato, come fanno i mammiferi, con il latte di mia madre, sono cresciuto, come fanno gli umani ultimamente, con il latte di madri di altre specie, e ne ho consumato veramente tanto, sino alla mia prima presa di coscienza alimentare: ma cos’è il latte?

Questo liquido bianco, che ogni specie produce per le necessità della sua prole, ha come unico scopo quello di radicare a terra un’anima appena incarnata, è leggera e pronta a riprendere il volo, ma il latte con la sua forza materialistica la ferma e la rende un bambino, ci pensi a quale magnifico potere debba avere in sè del latte per fare tutto questo? La vita però, adulta, matura, è un processo inverso, è un guardare verso il Sole, è elevarsi verso il cielo, il latte ha in sè le voglie dell’infanzia, il bisogno di protezione che un adulto dovrebbe essere pronto a donare perchè ci sia l’ambiente per una nuova generazione, lo stesso dicasi dei processi interiori che sono identici a quelli esteriori, il latte non può lasciare spazio al cambiamento ed alla genesi di nuovi pensieri, il latte è indubbiamente il maggior caso di “fissità alimentare” se pensi alla prima colazione, in nessun altro pasto accetteresti ogni giorno della tua vita lo stesso ingrediente. Oltre che il latte, parlando di biochimica, fa male, e qui puoi trovare dei dati scritti da persone più esperte: http://www.infolatte.it/.

Ho sperimentato su me stesso gli effetti di una progressiva riduzione del latte, i primissimi benefici sono sulla digestione, ma anche i dolori ossei cronici ne traggono beneficio, nonchè il senso del gusto che, non più drogato ogni mattina, ritorna in breve capace di apprezzare sapori meno grassi e meno dolci.
Non credo nelle rivoluzioni, io non sono in grado di sopportarne il dolore, per questo cerco delle evoluzioni, che si sostanziano di piccoli passi, da provare giorno per giorno.

L’immagine che è inserita qui è un quadro, che ho scoperto durante la scrittura di questo post, di Abildgaard, e ritrae la vacca Audhumla nell’atto di allattare Ymir, il gigante primordiale e titanico sconfitto dagli Dei di Asgard, mi è piaciuto molto. A sua volta la vacca, leccando la roccia, dà origine al primo uomo

Dopo il dictator

Una dialettica purtroppo remota, dopo il dictator arriva il princeps, dopo l’anomalia manifesta arriva qualcuno da applaudire. E’ questo, quello che ho visto nella storia italiana degli ultimi giorni a cui in parte ho anche assistito sotto Palazzo Chigi, ed ero contento di vedere andare via il dittatore, e sono fiducioso nel principe nominato per la sua virtù, per le sue doti, preparazione e soprattutto per quell’immagine di sobrietà di cui avevo una sete inestinguibile, la mia conoscenza della politica ed il mio diritto di voto è nato con il dittatore e sin da subito è stato un voto di protesta, spesso inutile e solitario.

Ecco cos’era la cifra di quest’epoca che si chiude, chissà poi se è vero, il sentirsi inutili senza una merce che fosse il proprio corpo o altro da scambiare per il proprio successo personale, è questo quello che lascia l’autoritarismo, ed è sfociato ancora una volta in una sospensione di fatto della libertà democratica di scegliere i propri rappresentanti, il principe è solo il culmine tra l’altro indispensabile per la salvezza dello Stato dai demagoghi, la legge elettorale da tempo mi ha tolto il diritto di sapere chi mi rappresenta in parlamento a fronte dell’istituzione di un’oligarchia non solo partitica, ma di padroni di partiti composti di rappresentanti di loro stessi.

La repubblica italiana è parlamentare, e sono d’accordo su questo, soprattutto la repubblica italiana è una delle repubbliche europee, dove un’anomalia come quella di una dittatura mediatica non può attecchire, ci ha messo vent’anni e non ci è riuscita, purtroppo non posso ringraziare il popolo di cui faccio parte per aver salvaguardato la mia libertas, ma il continente di cui pure e soprattutto i miei avi hanno plasmato le istituzioni.


Prima degli Dei

I Titani sono la prima stirpe divina, anch’essi nati ma immortali, sono stati generati dall’unione del cielo e della terra, nulla era prima di loro.
Da essi sono poi nati anche gli Dei, che li hanno combattuti, che li hanno vinti rinchiudendoli nelle viscere della Terra (non potendo ucciderli). A seguito di quella immane guerra, Zeus e la sua famiglia di divinità si sono seduti su ogni trono conosciuto, sul Cielo, nell’Oceano, sotto la Terra, imponendo ordine al creato ed a quegli umani amati ma anche vessati, per esempio Prometeo, che donò ogni genere di arte agli uomini e soprattutto il fuoco, era un titano e pagò in maniera tremenda il furto del fuoco che Zeus non aveva intenzione di dare ai mortali.

Sì, i Titani sono demoni, potentissimi perché liberissimi, a differenza degli Dei difatti sembrano mostrarsi più come una popolazione che non come una famiglia monarchica, agiscono in massa o da soli, le loro figure sono spesso confuse, in parte animali, in parte umani, a loro appartiene la frattura che generò dalla scimmia il primo uomo, ed anche se sotto terra il loro potere può ancora emergere, lo fa nelle stragi di uomini contro altri uomini, lo fa quando un uomo di sangue divino diventa un eroe dalle capacità psico\fisiche inaudite, Chirone, il centauro che fece da maestro a praticamente tutti gli eroi dell’antichità come Eracle o Achille, era anche un figlio di titani.

I Titani, sono gli Dei che venerano gli animali, ed essi restano come memoria spaventosa nell’uomo che in fondo poche migliaia d’anni fa doveva sottostare non al diritto delle sue città donate da Atena, non ai piaceri dell’amore mandati da Afrodite o alla Provvidenza divina mandata da Zeus, ma all’arbitrio delle immense forze titaniche scaturite dal cielo e dalla terra, con i loro visi spaventosi.


Ma, cos’è il dolore?

Il dolore, ha una genesi complessa, può nascere nel cuore inteso come sede emotiva, o può nascere nel cuore inteso come fascio di tessuti, sta di fatto che un pensiero fuori controllo può soffocarlo, e se smette di battere non c’è più modo di pensare.

Ma, cos’è la malattia, cos’è il dolore? La definizione in realtà è semplice, volendo scendere o salire presso le cause prime nonché ultime: il dolore è un’acidosi.
Il ph acido, nello stomaco, in una carcassa di animale, rappresenta il momento in cui agisce la trasformazione della materia vitale tramite la sua distruzione e successiva ricostruzione, alcune creature come i batteri sono le più coinvolte e creano un ambiente acido attorno a sè per prosperare, come ad esempio fanno quando creano lo yogurt.
In quel momento ciò che era vivo muore, ma solo per tornare ad essere vivo in un’altra forma, acidosi è anche il mal di testa, un dolore alle ossa, acidosi è la febbre che sale quando un corpo soggetto ad essa viene colonizzato da batteri in quel caso dannosi ma non cattivi, essi fanno ciò che fanno i batteri, eliminano tessuti morenti.

Quante volte sono invece le situazioni vitali, i periodi, le scelte, a morire sotto gli occhi di chi le svolge, e proprio allora anche quel sistema chiamato immunitario crolla sotto i colpi urgenti di una trasformazione che è sempre più acida tanto più la si rifiuta, a fronte di capacità alcalinizzanti ridotte magari da un’alimentazione poco consapevole.

Io, imparo da ciò che mangio, come la carne o il latte provocano forti acidosi e quindi grandi danni mentre un frutto provoca una lieve acidosi perché contiene in sé anche gli elementi di contrasto a questo processo, così imparo qual è l’unica difesa, l’accettazione costante dei mutamenti, giorno dopo giorno.

 

Semi e salvezza(e)

Il filosofo, prima degli psicologi, dei preti e dei medici, fu uno studioso che mirava alla salvezza dell’individuo suo allievo, non una salvezza in senso prettamente religioso, difatti le filosofie greche e non solo, postulando quasi innumerevoli destini dell’anima dopo la morte fino al suo estremo cioè la non esistenza, hanno ammesso tutte insieme di saperne troppo poco per trovarne una soluzione. Piuttosto, la filosofia mira ad una salvezza estremamente attuale e concreta, di cosa è fatto un essere vivente e l’uomo in particolare? Anche un ateo, ammetterebbe la presenza di un corpo nonché di un pensiero, l’origine di questo pensiero è poi oggetto di dibattito. Cosa vuol salvare un filosofo? Entrambe le parti, o più parti se ne riconosce ulteriori! Se anche l’obiettivo fosse solo il pensiero, solo una costruzione mentale, non si potrebbe esplicare nel mondo senza una voce che funziona, o delle dita che possano scrivere.

A tal proposito vorrei proporre alcuni brani tratti da uno dei miei autori preferiti, Giuliano Imperatore, il “tremendo” apostata che cercò di restaurare la civiltà ellenistico\romana che crollava sotto i colpi anche di un dilagante cristianesimo.

“Alla madre degli Dei”

cap.14 “…forse che nutrirsi di semi – ciò che è più importante – non ha il vantaggio di non far male a nessuno, mentre l’uso di carni implica sacrifici e strangolamenti di animali, che naturalmente soffrono e sono tormentati?”

cap.16 “…la Dea, generatrice di vita e provvidenziale, non permette di far uso di quanto si immerge nella terra, neppure come nutrimento dei corpi, esortandoci a guardare il cielo, ed ancora più in là. Alcuni usano un solo seme, i baccelli, poiché lo considerano un legume più che un seme, in quanto per natura cresce in un certo senso all’insù e diritto… … Per questo a noi è proibito nutrirci dei semi delle piante, ma ci è consentito usare frutti e verdure, non però quelli che tendono verso la terra, ma di quelli che dalla terra si elevano in alto, nell’aria…”

cap.18 “…La legge divina non consente tutto a tutti ma, in considerazione della possibilità della natura umana, ci permette di usarne il maggior numero, non perché tutti di necessità dobbiamo servirci di ognuno – cosa che certo non sarebbe facile -, ma perché, appunto, dobbiamo usare in primo luogo ciò che ci consente la nostra forza fisica, poi quello di cui ci sia una certa abbondanza, e, in terzo luogo, ciò che sceglie la nostra volontà

Cosa significano queste parole? La filosofia, quella vera, era una scienza dell’uomo, il sapere era una visione complessiva dell’uomo e delle sue necessità, a maggior ragione in un’epoca in cui le proteine, i grassi e le vitamine erano del tutto sconosciute, eppure senza bisogno di un’analisi biochimica i principi qui enunciati sono ancora validi, ancora attuali e forse in forme meno pregiate da un punto di vista letterario li hai trovati scritti in testi di macrobiotica o più in generale di cucina salutistica ed “anti cancro”, ciò che Giuliano e la sua epoca sapevano però era solamente che il calore del Sole è immagine della consapevolezza e quindi anche della salute, mentre il freddo e l’umido della terra è ignoranza ovvero malattia ed il cibo è, sempre, un’immagine di noi stessi e contribuisce a plasmarla.


Il Palladio

Il Palladio, è un dono di Atena, la Dea che presiede alla saggezza, alle guerre incruente vinte con l’intelligenza, alle creazioni materiali e intellettuali. Esso è un simulacro caduto dal cielo che assicura eterna protezione alla città che lo custodisce, la prima fu Troia, caduta perchè Ulisse cercò di rubarlo, ma Enea con la sua stirpe lo portò con sé nel Lazio, dove è diventato parte degli amuleti protettivi di Roma. Nessuno sa cosa sia esattamente poiché è proibito ai più vederlo eppure solo il Palladio può garantire la protezione di una città; altro non è che la saggezza, la sapienza di Atena che pur essendo indefinibile giace nel più profondo di ogni essere rendendolo indistruttibile al di là del crollo di un palazzo o di un’invasione.