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Involtini di verza alle lenticchie

Pur nella sua disarmante semplicità, questa piccola ricetta riscuote un discreto successo. E’nata così, per caso, da un po’ di lenticchie in frigo che andavano consumate ed un po’ di verza, il sapore non è affatto insipido come potrebbe sembrare dalla preparazione velocissima!

Ingredienti:
lenticchie già cotte
foglie di verza
farina integrale
latte di soia
sale
olio d’oliva

Preparazione:
Sbollenta le foglie di verza in acqua bollente per qualche minuto, le foglie devono ammorbidirsi ed avere un bel colorito verde prato. Una volta sbollentate, lasciarle scolare e raffreddare nello scolapasta.
Intanto si prepara il ripieno, in una terrina mettere le lenticchie (se in scatola andranno prima sciacquate) e mescolarle mano mano con la farina e poco sale, sono già ricche d’acqua quindi tendenzialmente si sfalderanno e si uniranno a formare una pastella. Per rendere il ripieno più morbido lo si allunga con del latte di soia, tanto quanto basta ad ottenere un impasto morbido ma non liquido.
A questo punto prendi una foglia di verza, la liberi dalla nervatura dura centrale e ci spalmi sopra l’impasto, arrotoli il tutto e blocchi l’involtino con uno stuzzicadenti. In una teglia oliata fai cuocere gli involtini, cosparsi anch’essi con poco olio d’oliva, in forno a 200° per un quindici minuti.

Anko (marmellata di fagioli azuki)

I legumi, assieme ad i cereali, rappresentano la base dell’alimentazione umana, nei paesi più caldi come in quelli più freddi, gli uomini ogni giorno mangiano questi semi complessi e multiformi che insieme possono sostituire completamente l’utilizzo di prodotti di derivazione animale.

Voglio proporti una ricetta semplice, di tradizione giapponese, una marmellata di fagioli azuki (Anko, in giapponese), è un dessert delicato, dalla consistenza simile alla nostrana crema di marroni, non eccessivamente dolce.

Ingredienti:

1 bicchiere di fagioli azuki in fiocchi

1 bicchiere di zucchero bianco

1 cucchiaino di cannella

Preparazione:

Prepara i fiocchi di azuki cuocendo un bicchiere di fiocchi in due bicchieri d’acqua con un pizzico di sale, una volta portati a bollore vanno cucinati a fuoco basso per circa dieci minuti, fintanto che iniziano ad attaccarsi al fondo (sono da mescolare spesso).

La purea così ottenuta va fatta raffreddare per una decina di minuti, successivamente va rimessa in un pentolino, coperta d’acqua all’incirca il doppio del proprio volume ed il tutto va portato a bollore. A questo punto si aggiunge circa un terzo dello zucchero e la cannella, e si attende con calma la cottura della marmellata, a fuoco basso. Il tempo che occorre è di circa un’ora.
Durante la cottura bisogna mescolare spesso e lo zucchero va aggiunto mano mano che l’acqua si esaurisce.

La marmellata sarà pronta quando avrà raggiunto una buona consistenza, non preoccuparti se non è troppo soda, raffreddandosi diventerà cremosa al punto giusto.

La quantità che ne viene fuori così è di poco più di 1kg, e va riposta in un barattolo, precedentemente sterilizzato, mentre la marmellata è ancora bollente, una volta riempito e ben chiuso il barattolo va capovolto per un cinque minuti e lasciato raffreddare, così otterrai un sottovuoto….e buon dessert!

Yogurt di soia

Lo yogurt è una prelibatezza che mi concedo ogni giorno, il latte fermentato difatti ha una serie di caratteristiche che oltre a renderlo buono, lo rendono particolarmente sano; nel ciclo vitale che si svolge all’interno del latte durante la fermentazione, le colonie di fermenti pre-digeriscono le proteine, rendendole basiche e non acide come la maggior parte delle proteine, vegetali comprese, già questo lo rende un alimento prezioso, per quanto riguarda invece i fermenti sembra che nessuno riesca ad arrivare vivo nell’intestino, di conseguenza l’effetto benefico su di esso dovrebbe essere dovuto esclusivamente all’acido lattico prodotto dai fermenti, secondo alcune fonti inoltre lo yogurt, essendo prodotto da batteri, è anche una fonte di vitamina b12.

Francamente non ho modo di verificare queste informazioni anche perché me lo produco da me con una colonia di fermenti e non ho tabelle nutrizionali, posso dire però che ha un immediato effetto rilassante, l’intestino è un secondo cervello e dopo un bicchiere di yogurt tende ad essere ottimista, inoltre il suo sapore acidulo, frizzante e cremoso è davvero unico, dimentica il sapore dello yogurt moribondo che si trova sugli scaffali di un supermercato, non dura oltre una settimana in realtà! Grazie ad esso il mio apparato digerente ha passato completamente indenne una pesante cura antibiotica, senza nemmeno una fiala di fermenti.

Certo, un consumo quotidiano di latte non è un’abitudine sana, per diverse ragioni, ma lo yogurt, con i fermenti che puoi vedere in foto, può essere anche prodotto con il latte di soia, è buono, cremoso e digeribile per chiunque.

Ingredienti:

1l di latte di soia non addizionato, soprattutto SENZA SALE (il sale uccide i batteri…)

un cucchiaio di malto d’orzo

fermenti lattici vivi

Procedimento:

Semplice, decisamente. I fermenti, che ci si può procurare tramite passaparola perché con la fermentazione si riproducono, vanno prima di tutto ben sciacquati in un colino, poi messi in un barattolo abbastanza capiente, dove si andrà ad aggiungere 1l di latte di soia, un cucchiaio di malto d’orzo e si mescola bene. Il malto non è un aroma, il suo gusto scompare del tutto al termine della fermentazione, esso serve come cibo per i fermenti, va bene qualsiasi zucchero come anche il miele anche se ho notato che il malto è particolarmente adatto, la fermentazione non è eccessiva né debole (il latte animale è già zuccherato tramite il lattosio). Il barattolo, chiuso, va messo in un luogo buio in casa, in un posto dove non ci siano eccessivi sbalzi di temperatura, dopo 24 ore lo yogurt è pronto. Per dividere i fermenti dallo yogurt basta scolarlo tramite un colino in un altro barattolo, i fermenti vanno poi sciacquati sotto l’acqua corrente accuratamente e riposti in frigo in un barattolo con dell’acqua.

 Nella soia la riproduzione dei fermenti è lenta rispetto al latte vaccino, se si vuole aumentare la quantità di fermenti consiglio una fermentazione quotidiana, io per esempio li faccio fermentare solo una volta alla settimana e la mia “popolazione” resta stabile. Possono essere conservati a lungo in frigo, passando il tempo però diminuiscono di numero.

Il Baffetto

Il Latte animale, il baffetto che lascia sulla bocca dei bambini delle pubblicità, la dolcezza struggente di una mucca al pascolo, la tenerezza di un uomo “duro” che si beve un bel bicchiere di latte, il latte con il miele che pare sia una panacea contro ogni raffreddore, il latte vitaminizzato, il latte arricchito di fibre, di acidi, ma anche, il latte+ di Arancia Meccanica, l’intolleranza al lattosio, la sofferenza fisica e psicologica (sì, psicologica!) della mucca, e gli ormoni e i pesticidi ed il pus (sì, il pus!) e…il latte.

Sono nato, come fanno i mammiferi, con il latte di mia madre, sono cresciuto, come fanno gli umani ultimamente, con il latte di madri di altre specie, e ne ho consumato veramente tanto, sino alla mia prima presa di coscienza alimentare: ma cos’è il latte?

Questo liquido bianco, che ogni specie produce per le necessità della sua prole, ha come unico scopo quello di radicare a terra un’anima appena incarnata, è leggera e pronta a riprendere il volo, ma il latte con la sua forza materialistica la ferma e la rende un bambino, ci pensi a quale magnifico potere debba avere in sè del latte per fare tutto questo? La vita però, adulta, matura, è un processo inverso, è un guardare verso il Sole, è elevarsi verso il cielo, il latte ha in sè le voglie dell’infanzia, il bisogno di protezione che un adulto dovrebbe essere pronto a donare perchè ci sia l’ambiente per una nuova generazione, lo stesso dicasi dei processi interiori che sono identici a quelli esteriori, il latte non può lasciare spazio al cambiamento ed alla genesi di nuovi pensieri, il latte è indubbiamente il maggior caso di “fissità alimentare” se pensi alla prima colazione, in nessun altro pasto accetteresti ogni giorno della tua vita lo stesso ingrediente. Oltre che il latte, parlando di biochimica, fa male, e qui puoi trovare dei dati scritti da persone più esperte: http://www.infolatte.it/.

Ho sperimentato su me stesso gli effetti di una progressiva riduzione del latte, i primissimi benefici sono sulla digestione, ma anche i dolori ossei cronici ne traggono beneficio, nonchè il senso del gusto che, non più drogato ogni mattina, ritorna in breve capace di apprezzare sapori meno grassi e meno dolci.
Non credo nelle rivoluzioni, io non sono in grado di sopportarne il dolore, per questo cerco delle evoluzioni, che si sostanziano di piccoli passi, da provare giorno per giorno.

L’immagine che è inserita qui è un quadro, che ho scoperto durante la scrittura di questo post, di Abildgaard, e ritrae la vacca Audhumla nell’atto di allattare Ymir, il gigante primordiale e titanico sconfitto dagli Dei di Asgard, mi è piaciuto molto. A sua volta la vacca, leccando la roccia, dà origine al primo uomo

Semi e salvezza(e)

Il filosofo, prima degli psicologi, dei preti e dei medici, fu uno studioso che mirava alla salvezza dell’individuo suo allievo, non una salvezza in senso prettamente religioso, difatti le filosofie greche e non solo, postulando quasi innumerevoli destini dell’anima dopo la morte fino al suo estremo cioè la non esistenza, hanno ammesso tutte insieme di saperne troppo poco per trovarne una soluzione. Piuttosto, la filosofia mira ad una salvezza estremamente attuale e concreta, di cosa è fatto un essere vivente e l’uomo in particolare? Anche un ateo, ammetterebbe la presenza di un corpo nonché di un pensiero, l’origine di questo pensiero è poi oggetto di dibattito. Cosa vuol salvare un filosofo? Entrambe le parti, o più parti se ne riconosce ulteriori! Se anche l’obiettivo fosse solo il pensiero, solo una costruzione mentale, non si potrebbe esplicare nel mondo senza una voce che funziona, o delle dita che possano scrivere.

A tal proposito vorrei proporre alcuni brani tratti da uno dei miei autori preferiti, Giuliano Imperatore, il “tremendo” apostata che cercò di restaurare la civiltà ellenistico\romana che crollava sotto i colpi anche di un dilagante cristianesimo.

“Alla madre degli Dei”

cap.14 “…forse che nutrirsi di semi – ciò che è più importante – non ha il vantaggio di non far male a nessuno, mentre l’uso di carni implica sacrifici e strangolamenti di animali, che naturalmente soffrono e sono tormentati?”

cap.16 “…la Dea, generatrice di vita e provvidenziale, non permette di far uso di quanto si immerge nella terra, neppure come nutrimento dei corpi, esortandoci a guardare il cielo, ed ancora più in là. Alcuni usano un solo seme, i baccelli, poiché lo considerano un legume più che un seme, in quanto per natura cresce in un certo senso all’insù e diritto… … Per questo a noi è proibito nutrirci dei semi delle piante, ma ci è consentito usare frutti e verdure, non però quelli che tendono verso la terra, ma di quelli che dalla terra si elevano in alto, nell’aria…”

cap.18 “…La legge divina non consente tutto a tutti ma, in considerazione della possibilità della natura umana, ci permette di usarne il maggior numero, non perché tutti di necessità dobbiamo servirci di ognuno – cosa che certo non sarebbe facile -, ma perché, appunto, dobbiamo usare in primo luogo ciò che ci consente la nostra forza fisica, poi quello di cui ci sia una certa abbondanza, e, in terzo luogo, ciò che sceglie la nostra volontà

Cosa significano queste parole? La filosofia, quella vera, era una scienza dell’uomo, il sapere era una visione complessiva dell’uomo e delle sue necessità, a maggior ragione in un’epoca in cui le proteine, i grassi e le vitamine erano del tutto sconosciute, eppure senza bisogno di un’analisi biochimica i principi qui enunciati sono ancora validi, ancora attuali e forse in forme meno pregiate da un punto di vista letterario li hai trovati scritti in testi di macrobiotica o più in generale di cucina salutistica ed “anti cancro”, ciò che Giuliano e la sua epoca sapevano però era solamente che il calore del Sole è immagine della consapevolezza e quindi anche della salute, mentre il freddo e l’umido della terra è ignoranza ovvero malattia ed il cibo è, sempre, un’immagine di noi stessi e contribuisce a plasmarla.