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Molteplicità divina

Rispetto a quello che mi è dato di vedere e di conoscere, ma anche per rispetto di tutti gli altri esseri umani, trovo complicato dire “dio”, un singolare oltretutto imbarazzante perchè maschile. Nella nostra lingua il maschile fa le veci anche del femminile quando si vuole restar sul vago o comprendere tutto, ma la lingua in quanto strumento vivente ci dice che non è solo una mera convenzione linguistica. Dire Dio significa imporre da subito una propria idea e l’imposizione è sempre una forma di violenza, come è possibile postulare un’unità? E’ più corretto un “Uno”, mancante di uno specchio e di un ulteriore confronto non ha modo di definirsi e quindi nemmeno noi umani, ma ci costringiamo a chiamarlo maschio, anche in questo caso. E poi, ho ben visto nella storia come l’idea dell’uno fosse spesso collegata alla propria idea di potere e di sè, che poteva avere un popolo piuttosto che un regnante piuttosto che un pontefice massimo. Per quanto tendenzialmente ognuno di noi viva su di un fazzoletto di terra e di persone la maggior parte della propria esistenza, non posso ignorare i miliardi di altri esseri umani che dimostrano con la loro esistenza la falsità presuntuosa di ogni assoluto. Certo, è intervenuto il diritto internazionale, il denaro nella sua smania espansiva ha giocoforza creato dei legami sempre più forti tra molte comunità umane, ma io continuo a preferire il termine “Dèi”, perchè pensando di volta in volta alla causa prima o alla Provvidenza o all’ateismo preferisco riconoscere tanto gli uomini quanto le donne, tanto le genti dell’Asia quanto quelle dell’Africa, tanto chi odio tanto chi amo. I nomi divini sono i nomi che diamo alla realtà e l’immagine che di essa vogliamo trasmettere. 

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