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Un’idea di dovere

Bhagavad Gita – Canto Terzo

4. Nessuno raggiunge lo stato dell’inazione evitando di compiere azioni. Nessuno raggiunge la perfezione rinunciando semplicemente all’azione.

5. In verità nessuno può rimanere neppure un momento senza agire; perché invero tutti sono ineluttabilmente costretti all’azione dalle qualità (guna) nate dalla Natura (Prakriti).

8. Compi le azioni che costituiscono il tuo sacro dovere, perché l’azione è migliore dell’inattività. Anche il semplice mantenimento del corpo sarebbe impossibile senza attività.

17.Ma per colui che ama veramente l’anima, che è soddisfatto pienamente dall’anima e trova appagamento solo nell’anima, non esiste dovere.

27.Gli attributi (guna) della Natura primordiale (Prakriti) compiono tutte le azioni. L’uomo il cui Sé è ingannato dall’egoismo pensa: ‘Sono io l’autore delle mie azioni’.

35.È meglio fare il proprio dovere (dharma), anche se in maniera imperfetta, che compiere bene il dovere di un altro. È meglio morire adempiendo i propri doveri; perché i doveri altrui sono pieni di paura e pericolo.

Queste sono alcune parole che Krsna, avatar di Visnu o forse massima immagine del Dio Supremo, rivolge ad Arjuna, parole che mi sono sempre state di conforto.

Arjuna è un guerriero, coinvolto in una guerra civile, gli uomini che ucciderà in battaglia sono suoi amici, suoi fratelli, persone che ama, eppure sono diventati i cattivi, Krsna combatte dalla sua parte. Solo Dio può rispondere ad un dilemma simile, il soldato ha un dovere e solo uno, uccidere il “nemico”, l’uomo invece, nella sua interezza, non può riconoscere un nemico in un altro uomo, che senso ha? A meno che l’uomo non sia preda completa della propria incarnazione, e si sia dimenticato cosa significa essere per metà divino.

Io sono Arjuna, tutti sono Arjuna ed ogni istante viviamo questo contrasto insostenibile tra la realtà e l’idea che abbiamo di essa, sin dal consumo di un’insalata tutta l’esperienza della vita sulla Terra è fondata su un’azione violenta, si assorbe, si elabora e si rigetta costantemente la vita entro cui l’attuale incarnazione si trova a muoversi, purtroppo è difficile affermare che la scelta della maschera da avere sia di chi la porta, Arjuna è nato come un guerriero, ma la sua frazione immortale ed incorruttibile è capace di amare, vede altro dal proprio dovere, e qui arriva Krsna, con la sue parole dure, ma confortanti, solo una strada esiste per risolvere ogni dilemma: fare il proprio dovere, non c’è niente di più naturale, spesso coincide con il proprio lavoro, al di là di esso l’anima di Arjuna continuerà a sentire compassione e rispetto per il dolore inflitto dalle proprie azioni, ma che scelta può mai avere? Krsna, Seneca, Marco Aurelio, gli stoici, tutti la pensano a questo modo, ed è confortante avere una visione chiara dei limiti delle proprie responsabilità, la supposta totipotenza dell’uomo occidentale contemporaneo è una nevrosi, pericolosa.

L’alternativa per Arjuna sarebbe stata questa:

E qual è il destino di Aida, innamorata del generale che sconfisse il padre che le avrebbe ridato la sua corona? Rinunciando a tutto, lei e Radames seppelliti vivi, sotto l’altare dei loro Dei, è stata felicità? Può esserci felicità fuori dagli Dei?