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Anko (marmellata di fagioli azuki)

I legumi, assieme ad i cereali, rappresentano la base dell’alimentazione umana, nei paesi più caldi come in quelli più freddi, gli uomini ogni giorno mangiano questi semi complessi e multiformi che insieme possono sostituire completamente l’utilizzo di prodotti di derivazione animale.

Voglio proporti una ricetta semplice, di tradizione giapponese, una marmellata di fagioli azuki (Anko, in giapponese), è un dessert delicato, dalla consistenza simile alla nostrana crema di marroni, non eccessivamente dolce.

Ingredienti:

1 bicchiere di fagioli azuki in fiocchi

1 bicchiere di zucchero bianco

1 cucchiaino di cannella

Preparazione:

Prepara i fiocchi di azuki cuocendo un bicchiere di fiocchi in due bicchieri d’acqua con un pizzico di sale, una volta portati a bollore vanno cucinati a fuoco basso per circa dieci minuti, fintanto che iniziano ad attaccarsi al fondo (sono da mescolare spesso).

La purea così ottenuta va fatta raffreddare per una decina di minuti, successivamente va rimessa in un pentolino, coperta d’acqua all’incirca il doppio del proprio volume ed il tutto va portato a bollore. A questo punto si aggiunge circa un terzo dello zucchero e la cannella, e si attende con calma la cottura della marmellata, a fuoco basso. Il tempo che occorre è di circa un’ora.
Durante la cottura bisogna mescolare spesso e lo zucchero va aggiunto mano mano che l’acqua si esaurisce.

La marmellata sarà pronta quando avrà raggiunto una buona consistenza, non preoccuparti se non è troppo soda, raffreddandosi diventerà cremosa al punto giusto.

La quantità che ne viene fuori così è di poco più di 1kg, e va riposta in un barattolo, precedentemente sterilizzato, mentre la marmellata è ancora bollente, una volta riempito e ben chiuso il barattolo va capovolto per un cinque minuti e lasciato raffreddare, così otterrai un sottovuoto….e buon dessert!

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Il Baffetto

Il Latte animale, il baffetto che lascia sulla bocca dei bambini delle pubblicità, la dolcezza struggente di una mucca al pascolo, la tenerezza di un uomo “duro” che si beve un bel bicchiere di latte, il latte con il miele che pare sia una panacea contro ogni raffreddore, il latte vitaminizzato, il latte arricchito di fibre, di acidi, ma anche, il latte+ di Arancia Meccanica, l’intolleranza al lattosio, la sofferenza fisica e psicologica (sì, psicologica!) della mucca, e gli ormoni e i pesticidi ed il pus (sì, il pus!) e…il latte.

Sono nato, come fanno i mammiferi, con il latte di mia madre, sono cresciuto, come fanno gli umani ultimamente, con il latte di madri di altre specie, e ne ho consumato veramente tanto, sino alla mia prima presa di coscienza alimentare: ma cos’è il latte?

Questo liquido bianco, che ogni specie produce per le necessità della sua prole, ha come unico scopo quello di radicare a terra un’anima appena incarnata, è leggera e pronta a riprendere il volo, ma il latte con la sua forza materialistica la ferma e la rende un bambino, ci pensi a quale magnifico potere debba avere in sè del latte per fare tutto questo? La vita però, adulta, matura, è un processo inverso, è un guardare verso il Sole, è elevarsi verso il cielo, il latte ha in sè le voglie dell’infanzia, il bisogno di protezione che un adulto dovrebbe essere pronto a donare perchè ci sia l’ambiente per una nuova generazione, lo stesso dicasi dei processi interiori che sono identici a quelli esteriori, il latte non può lasciare spazio al cambiamento ed alla genesi di nuovi pensieri, il latte è indubbiamente il maggior caso di “fissità alimentare” se pensi alla prima colazione, in nessun altro pasto accetteresti ogni giorno della tua vita lo stesso ingrediente. Oltre che il latte, parlando di biochimica, fa male, e qui puoi trovare dei dati scritti da persone più esperte: http://www.infolatte.it/.

Ho sperimentato su me stesso gli effetti di una progressiva riduzione del latte, i primissimi benefici sono sulla digestione, ma anche i dolori ossei cronici ne traggono beneficio, nonchè il senso del gusto che, non più drogato ogni mattina, ritorna in breve capace di apprezzare sapori meno grassi e meno dolci.
Non credo nelle rivoluzioni, io non sono in grado di sopportarne il dolore, per questo cerco delle evoluzioni, che si sostanziano di piccoli passi, da provare giorno per giorno.

L’immagine che è inserita qui è un quadro, che ho scoperto durante la scrittura di questo post, di Abildgaard, e ritrae la vacca Audhumla nell’atto di allattare Ymir, il gigante primordiale e titanico sconfitto dagli Dei di Asgard, mi è piaciuto molto. A sua volta la vacca, leccando la roccia, dà origine al primo uomo