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25 Dicembre

Ognuna delle festività più antiche, come è certamente il Natale, era ed è un’interpretazione collettiva del particolare momento che ci si trova periodicamente ad attraversare. Prima che le menti e gli occhi venissero spostati dall’effettivamente esistente alle idee umane costruite nelle chiese, il cielo ed i suoi cicli erano il Libro sul quale meditare, lo specchio di aspettative e soprattutto la promessa, entro i suoi cicli immutabili, di un futuro anche nei giorni più bui.
Il Natale nei millenni ha dimostrato una grandissima forza come messaggio, avviene poco dopo il Solstizio d’inverno, il giorno più corto dell’anno; dal Natale in poi, l’unico dio vivente che è il Sole ricomincia a prendere possesso delle giornate, rinasce, ha di nuovo i suoi natali. Il freddo che pur caratterizza questa stagione non sembra più minaccioso, esiste appunto un “bambino” con i suoi raggi che promette di crescere.


Le comunità latine prima, e quelle di tutto l’impero poi, assegnarono a Bacco ed a Saturno (un grande vecchio barbuto e moralista…) questi giorni, prima ancora che a Sol Invictus, un Dio venerato dall’intero mediterraneo e quindi più adatto alla vocazione internazionalistica di questa ricorrenza. Doni, piccoli giochi d’azzardo come la tombola, cene sontuose, vino, sono le caratteristiche di questo momento e data la sua somma importanza l’ultimo dio globale della romanità, il Cristo, prese possesso di questa data, il Sole è l’immagine vivente della consapevolezza di cui il Gesù doveva invece esserne l’idea platonica.
Ogni era ha avuto il suo natale in quanto ogni umanità ha avuto una particolare idea di sè, come vuoi rinascere? Quali sono i tuoi obiettivi? Cosa ritieni importante ottenere grazie ai regali degli Dei? Chi sei tu, in quest’epoca?
E vederne i festeggiamenti, non può che essere un’occasione per rispondersi, e trarne le dovute conseguenze.

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